Diario da Kabul
Diario da Kabul
Sussurri e grida dall'Afghanistan

PINO SCACCIA

Sentenza capitale per un giovane afghano studente di giornalismo accusato di blasfemia e diffamazione dell'islam. Sayed Parwiz Kambaksh, 23 anni, è stato arrestato nella provincia di Balkh, lo scorso ottobre. Le autorità lo hanno fermato mentre distribuiva materiale contrario ai precetti religiosi: i testi riguardavano la condizione della donna nel suo Paese. No alla forca

Questa settimana sono morte in Afghanistan almeno 33 persone. Dall'inizio dell'anno i morti sono stati almeno 614

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La città che non c'è
Finalmente scopro Kabul. Ferita. Variopinta. Incredibile ammasso di umanita’. Su ogni palazzo ci sono i segni pesanti di tutte le guerre che l’hanno violentata, da secoli. Il vecchio bazar dei quattro portici e’ ormai un’enorme baracca, il mausoleo di Timur Shah sventrato, la fortezza di Bala Hissar un cumulo di macerie. Avevo letto da qualche parte: Kabul e’ la citta’ che non c’e’. Invece e’ bellissima. Me ne innamoro, d’istinto.

E’ il primo impatto con Kabul di un inviato che ne ha viste tante. A Pino Scaccia bastera’ poco per rendersi conto poi dei problemi e dei disagi. Li soffrira’ quando diventera’ consapevole di una pace forse finta e della certezza che ci vorra’ ancora molto tempo per portare l’Afghanistan a un livello di vita decente. Un diario denso di racconti, ma soprattutto di riflessioni, la crisi di un cronista diviso fra il suo mondo, quello occidentale, e le contraddizioni di una terra cosi’ lontana, non solo fisicamente da noi.

La chiamano la citta’ degli scheletri per almeno tre motivi. Per quell’infinito panorama di rovine, per i morti che trent’anni di guerre hanno provocato, ma anche per i segreti, le paure, i fantasmi che ancora attanagliano Kabul.



Kabul, 2001
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giovedì, maggio 15, 2008, 10:30
In un attacco contro un mezzo militare italiano non lontano da Kabul il primo caporal maggiore Andrea Tomasello, del secondo Reggimento Alpini di Cuneo, è rimasto ferito agli arti in maniera non grave. L'attentato è avvenuto poco dopo le 6 nel distretto di Mushai, già al centro in passato di altri attacchi ai militari italiani, ad una trentina di chilometri da Kabul. Al passaggio di una pattuglia di militari è stato fatto esplodere un ordigno azionato a distanza: tre militari sono rimasti coinvolti, ma due di questi hanno riportato solo contusioni; l'altro è rimasto ferito in modo più grave alle gambe. Attualmente è sottoposto ad un intervento chirurgico, «ma - ribadiscono fonti della difesa - non è in pericolo di vita». L’esplosione ha investito un blindato Puma, coinvolgendo tre militari. Un nuovo attentato in Afghanistan ha fatto almeno 18 vittime e 22 feriti. Un kamikaze si è fatto esplodere in un bazaar che si trova nei pressi di una stazione di polizia a Del Aram, nel distretto di Farah. «Tra le vittime - ha detto il governatore Rohul Amin - ci sono poliziotti e civili».
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martedì, maggio 13, 2008, 01:55
Continua ad essere impossibile raccontare quel che sta accadendo nel sud dell'Afghanistan, dove l'Isaf sta conducendo una operazione militare in grande stile. L'unica certezza è che l'aeroporto di Lashkargah è da una settimana chiuso a tutti i voli civili, siano aerei o elicotteri, proprio per ordine della stessa Isaf. E' di oggi la notizia di un soldato canadese morto durante gli scontri con i ribelli talebani. Di quel che accade ai civili, invece, non è dato sapere. Come se l'informazione fosse filtrata dalla stessa nuvola di polvere che oggi avvolge Kabul.  Quel che si sa, è che gli angloamericani dell'Isaf stanno conducendo una operazione militare in grande stile, pomposamente annunciata. Ma i combattenti afgani, per ora, sembrano pensare ad altro. In questi giorni si sta svolgendo il raccolto primaverile dell'oppio. E la stragrande maggioranza dei combattenti ha, per adesso, lasciato cadere i kalashnikov e impugnato i falcetti, per portare a casa quel po' di danaro sufficiente a mantenere la famiglia. segue Maso Notarianni
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lunedì, maggio 12, 2008, 10:49
herat_b1Solo un'ora di volo da Kabul a Herat, ma quando vi sbarchi trovi un paesaggio totalmente diverso. Ciò che vedi è una macchia vastissima di case, incollate alla crosta di sabbia del deserto, nella polvere. Di montagne, neanche l'ombra. E quando dall'aeroporto arrivi in città, lungo il rettilineo di un vialone che non finisce mai, hai subito la sensazione che manchi qualcosa rispetto alla capitale lasciata alle spalle: l'atmosfera, i rumori della guerra. Ma non è così. L'Isaf—International Security Assistance Force — ha schierato qui gran parte delle sue forze: e qui c'è pure il comando italiano che presiede alla regione occidentale del Paese, dove sono accampati circa la metà dei 2.500 soldati del nostro contingente, mentre all'altra metà è affidata la sicurezza della capitale e la zona montagnosa che attraverso il Khyber Pass confina ad Est col Pakistan. Missioni di pace e truppe di «supporto» sono definizioni un po’ vaghe che non spiegano a sufficienza quali siano le funzioni e il ruolo effettivo degli alpini italiani e dei paracadutisti della Folgore in territorio afghano: ma nella vasta e turbolenta provincia di Farah, a Sud di Herat, dove sono annidate le milizie talebane e di Al Qaeda oltre a un miniesercito di narcotrafficanti, gli scontri a fuoco sono frequenti. segue Ettore Mo

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domenica, maggio 11, 2008, 13:23

Un vecchio trasporta un carico di setacci utilizzati per il grano e altri cereali

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giovedì, maggio 08, 2008, 00:00

Stephen Phillips, 22, is serving with the Army 546th MP Company 3rd Platoon in Afghanistan. (Courtesy Pettee family/KPTV)

E' accaduto a un giovane marines americano dislocato in Afghanistan; durante una cruenta battaglia sul campo, innavvertitamente parte una voice mail dal suo cellulare diretto al numero telefonico della sua famiglia, in Oregon. 3 terribili minuti ascoltati dalla madre in cui si sentono grida ed esplosioni di vario genere... Info 1- Info 2 - Info 3 - YouTube Audio

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martedì, maggio 06, 2008, 16:43
AFGAUn soldato americano, con una gamba rotta, tenta di mettersi al riparo durante uno scontro a fuoco tra marine e talebani nei pressi della città di Garmser, in Afghanistan. L'uomo - Jonathan Protzman - più tardi sarà trasportato alla base per essere curato.
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lunedì, maggio 05, 2008, 10:32
Tre bambini sono stati uccisi dall'esplosione di un ordigno abbandonato nella capitale afghana Kabul secondo quanto detto dal ministero dell'Interno. Altri due bambini sono rimasti feriti dopo aver battuto la mina contro una roccia, nell'area residenziale che ha fatto da scenario ad aspri combattimenti tra fazioni rivali afghane negli anni '90, secondo quel che ha riferito il ministero. Secondo le Nazioni Unite, mine e ordigni inesplosi sparsi in Afghanistan da tre decenni di conflitti fanno diverse vittime ogni mese.
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domenica, maggio 04, 2008, 16:33
buddha

Le forze della Nato in Afghanistan sono state accusate di aver provocato ulteriori danni a uno dei Buddha di Bamiyan, le enormi statue scolpite nella roccia e quasi completamente distrutte dai Taleban perché considerate idolatre. Secondo quanto riferisce oggi il quotidiano americano "Washington Post" nella sua edizione online, l'Unesco (l'agenzia dell'Onu per la cultura) sta cercando di chiarire quanto accaduto dopo la denuncia di Niajibullah Harah, responsabile per l'informazione e la cultura del distretto di Bamiyan. Harar ha detto che il più piccolo dei due Buddha giovedi è stato ulteriormente danneggiato dall'esplosione controllata di un residuato bellico effettuata da uomini dell'Isaf, il contingente della Nato. L'esplosione, secondo Harar, sarebbe avvenuta ad appena una decina di metri dalla parete rocciosa dove i Buddha sono stati scolpiti. La Nato invece sostiene che la distanza era di un centinaio di metri dallo storico sito ed ha negato che nella roccia si siano prodotte nuove crepe. I Buddha di Bamiyan, proclamati dall'Unesco patrimonio dell'umanità, risalgono a oltre 1.500 anni fa. Anche se quasi interamente distrutti dai Taleban, i loro profili e alcuni loro tratti sono ancora visibili. Non è ancora chiaro però se verranno ricostruiti o meno. Ticinonews

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domenica, maggio 04, 2008, 15:30
kabulQuando vi misi piede per la prima volta, sei mesi prima che le piombasse addosso l'Armata Rossa di Leonid Breznev, la capitale dell'Afghanistan era una remota Cenerentola dell'Asia centrale che, ad eccezione degli inglesi, solo pochi avrebbero potuto rintracciare con facilità sull'atlante. Affrontando quel viaggio verso l'ignoto, avevo però ritagliato e messo in borsa un elzeviro di Moravia che, sulla terza pagina del Corriere, parlava di Kabul e del suo arcano re, da qualche anno esule in Italia: quanto bastava per alleviare di poco il mio disagio. Era l'estate del '79. Nelle città e sulle montagne era già cominciata la lotta armata o Jihad (la guerra santa) degli afghani contro il governo filosovietico di Nur Mohammad Taraki, presidente, e del suo primo ministro Afizullah Amin, ambedue portabandiera del regime dei «senza Dio», ferocemente avverso alla prospettiva di una Repubblica teocratica in Afghanistan. Quello stesso anno, nella notte tra Natale e Santo Stefano, quando i carri armati sovietici entrarono sferragliando a Kabul, aveva inizio l'ultima guerra coloniale del secolo. Che ho potuto seguire per quasi trent'anni, fino all'ultima visita, giorno del caotico, fallito attentato contro il presidente Hamid Karzai. segue  Ettore Mo
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sabato, maggio 03, 2008, 20:55

Balazs Gardi, Ungheria: Operazione valanga di sassi, Afghanistan (Balazs Gardi, Hungary, VII Network. L’occhio del fotografo ha fatto il giro del mondo, per conoscere e far conoscere, indagare e denunciare. Ha cercato notizie, catturato storie e si è fermato. Per lo più ha conosciuto guerre e sangue versato, ma ha voluto raccontare quello che ha visto. Curioso e infaticabile, ha cercato la verità. 80mila di questi scatti, realizzati da più di 5mila fotografi provenienti da 125 paesi nel mondo, sono stati raccolto dal World Press Photo, l’organizzazione che offre uno dei più prestigiosi premi internazionali di fotogiornalismo. Le immagini selezionate e premiate a febbraio ad Amsterdam, si possono ammirare da sabato 3 maggio a Milano, alla Galleria Carla Sozzani (fino al 25 maggio), tappa di un tour mondiale che, partito dalla città olandese, arriva a Roma la prossima settimana e sarà presente quasi contemporaneamente in cento città nel mondo. Corriere.it
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sabato, maggio 03, 2008, 00:09

Sono immagini forti. Raccontano l'altra faccia della guerra, quella più nascosta ma non per questo meno terribile. Bisogna avere grande umanità ed un occhio capace di guardare oltre la tragedia anche se quello che si vede non è meno spaventoso. Queste immagini, scattate dal fotografo Marco Di Lauro, sono testimonianza di quanto accade in Afghanistan. Le fotografie di questa galleria sono una parte della mostra "Casualties of the nameless" (dall'8 al 30 Maggio al Mo.Ca Studio in Piazza degli Zingari 1 a Roma. I lavori di Marco Di Lauro sono visibili anche su questo sito.

Il funzionario del dipartimento di assistenza alla popolazione (Welfare) Michelle McLaughlin del Red Cross & St. John Defence Medical Welfare Service tiene le mani di una bimba afghana, Felishima, di otto anni al momento dei ricovero presso l'Ospedale da Campo. Secondo i parenti della bambina, Felishima è rimasta probabilmente ferita dal crollo del tetto della sua abitazione quando il suo villaggio è stato bombardato dagli aerei americani nel corso del combattimento ingaggiato tra le forze ISAF e i talebani.
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venerdì, maggio 02, 2008, 01:47
La petizione lanciata dal quotidiano inglese 'The Independent' per salvare il giornalista afghano Sayed Perwiz Kambakhsh dalla pena di morte ha raccolto, ad oggi, più di 100mila adesioni in Gran Bretagna. Sayed Perwiz Kambakhsh è stato arrestato il 27 ottobre 2007, con l'accusa di "blasfemia e diffusione di propositi diffamatori nei confronti dell’Islam" nella regione di Balkh (nord del Paese).Sotto la pressione del Consiglio dei  mullah e delle autorità locali, il giovane giornalista, 23 anni, è stato condannato alla pena di morte il 22 gennaio 2008, dopo un processo a porte chiuse e senza la presenza dell'avvocato difensore, dalla prima camera penale di un tribunale della città di Mazar-i-Charif. La condanna aveva pienamente riconosciuto l'accusa, formulata nei confronti del giornalista, di aver preso da un sito Internet iraniano degli articoli sul ruolo delle donne nelle società islamiche e di averli postati nel suo blog. Sayed Perwiz Kambakhsh è stato trasferito in un carcere di Kabul il 27 marzo 2008 nell'attesa del processo di appello, in quanto continuamente minacciato nel carcere di Mazar-i-Charif, dove era detenuto, dagli altri carcerati. Il suo caso ha sollevato molte proteste e manifestazioni nei Paesi stranieri.  La storia
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giovedì, maggio 01, 2008, 00:49
Erano coinvolti a nel fallito attentato di domenica scorsa al presidente afgano Hamid Karzai, due militanti talebani uccisi oggi in un raid delle forze di sicurezza, a Kabul. Lo ha annunciato un portavoce dei guerriglieri islamici, precisando anche che la moglie e la figlia neoneta di uno dei due caduti sono morte nei combattimenti. Nella notte i servizi di sicurezza e la polizia avevano attaccato una casa nella quale i talebani si erano rifugiati, in un quartiere occidentale della capitale afghana. I due talebani uccisi si chiamavano Attah Mohammad e Mirwais, e, sempre secondo il portavoce, hanno resistito oltre dieci ore all'attacco delle forze afgane, con scambio di tiri e lancio di granate. Le fonti non hanno precisato se le morti degli attentatori siano da mettere in relazione con il suicidio di cinque combattenti taleban, avvenuto questa notte in una casa vicino a Kabul, per evitare la cattura. Il portavoce ha invece precisato che i due uccisi "avevano pianificato e attuato l'attacco di domenica durante la sfilata militare" che avrebbe dovuto colpire il presidente, e che erano riusciti a fuggire, mentre altri tre loro compagni erano stati uccisi. I servizi di sicurezza del Paese si sono limitati a precisare che "le operazioni sono ancora in corso".
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martedì, aprile 29, 2008, 01:43
Kabul - I colpi sparati ieri contro Karzai, rimasto fortunatamente illeso, hanno indirettamente colpito anche me che dopo qualche anno sono tornato a Kabul per vedere «com’era cambiata». Chi vi aveva messo piede recentemente la descriveva frenetica e vibrante, spensierata se non proprio gaudente: e che si era completamente liberata della funerea camicia di forza che le avevano imposto i talebani.  La guerra era lontana, si combatteva ancora nel sud, a Kandahar, e nelle province occidentali lungo il confine con l'Iran dove sono impegnati anche i soldati del nostro contingente. A Kabul giungevano gli echi di quegli scontri, quasi per ricordare agli afghani la perenne realtà di un Paese che non ha mai conosciuto la pace. Le strade sono sempre intasate da gente che si sposta da una periferia all'altra, invade stadi, parchi e giardini, in mezzo a un fracasso di suoni e di grida, con sguaiati cartelloni pubblicitari che pendono da mastodontiche impalcature per reclamizzare i cellulari, di cui tutti sembrano muniti.  segue Ettore Mo
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domenica, aprile 27, 2008, 13:09

Attentato a Kabul contro il presidente Hamid Karzai mentre assisteva a una parata militare. Karzai ne è uscito incolume, ma i taleban parlano di successo, affermando di avere così dimostrato la loro capacità di colpire ovunque. In azione è entrato un commando composto, secondo quanto dichiarato da un portavoce dei taleban, da sei guerriglieri. Questi hanno lanciato dei razzi contro la tribuna delle autorità. Karzai, protetto dalle sue guardie del corpo, si è subito allontanato. Ne è seguita una sparatoria dai contorni ancora incerti, al termine della quale tre membri del commando sono rimasti uccisi. Morto anche un civile che assisteva alla parata militare, organizzata per celebrare il 16/o anniversario della caduta del regime filocomunista. Sembra che si tratti di un capo tribale allineato col governo. Ci sono anche alcuni feriti, tra i quali anche un paio di parlamentari. "Oggi i nemici dell'Afghanistan, della sicurezza e del progresso del paese, hanno voluto seminare disordine e terrore (...) Per fortuna le forze di sicurezza li hanno rapidamente circondati. Alcune persone sospette sono state arrestate", ha detto lo stesso Karzai comparendo poco dopo l'attentato alla televisione. (...) Nella tribuna delle autorità, insieme a Karzai, ad alcuni ministri del suo governo e a numerosi parlamentari, sedevano personalità straniere, tra cui gli ambasciatori di Usa, Gran Bretagna e Italia, un rappresentante dell'Onu, il comandante delle Forze internazionali in Afghanistan, il generale americano Dan McNeill. Nessuno di loro è rimasto ferito sebbene la situazione fosse di reale pericolo. Sembra che l'attacco sia stato lanciato da un edificio situato nella strada dove passava la sfilata, non lontano dal palazzo presidenziale.  Ansa.it  Foto Un attentato quasi annunciato. Proprio ieri, come abbiamo riportato qui sul  blog l'ambasciata italiana, allertata dai servizi segreti dell'Isaf, aveva considerato la parata un rischio serio.
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